Qual è la meditazione migliore? Nessuna: basta stare fermi

da | Meditazione

Qual è la meditazione migliore? Nessuna: basta smettere di fare.

Vuoi iniziare a meditare ma non sai quale tecnica scegliere: hai sentito tantissimi nomi e non capisci in cosa stia la differenza. Anche io all’inizio ero davvero disorientata: mindfulness, meditazione trascendentale, vipassana, meditazione guidata, respirazione consapevole… talvolta restavo così sopraffatta da voler mollare tutto. Poi, con anni di ricerche e sperimentazioni, ho compreso che, semplicemente, non esiste una meditazione migliore in assoluto. 

Nomi diversi, stessa destinazione

Prendiamo mindfulness e vipassana: sono, nella sostanza, la stessa cosa. La mindfulness è semplicemente il nome con cui la vipassana buddhista è arrivata in occidente negli anni ’70, ripulita dal contesto religioso. Un cambio di etichetta, non di contenuto.

E in fondo vale per tutte le pratiche: al di là delle tecniche, quello che si cerca è sempre lo stesso — quello stato in cui la mente si ferma davvero. Un SILENZIO in cui, quasi per sorpresa, conscio e inconscio cominciano a parlarsi. Emergono intuizioni, emozioni sopite, risposte a domande che avevamo smesso di farci. È uno spazio di ascolto profondo verso sé stessi.

Non c’è una risposta valida per tutti

Alcune persone trovano pace nel silenzio assoluto. Altre hanno bisogno di una voce guida. C’è chi si concentra sul respiro, chi su un mantra, chi si immerge in visualizzazioni. Alcuni raggiungono quello stato camminando lentamente in natura, altri stando immobili per ore.

Tutto questo è meditazione, perché il risultato conta meno della forma.

Come trovare la propria pratica

Il consiglio più onesto è anche il più semplice: sperimenta. Prova tecniche diverse senza pregiudizi e osserva come rispondono il tuo corpo e la tua mente. La pratica giusta è quella che riesci a fare con costanza, quella che ti avvicina a te stesso anziché allontanarti.

Non esiste un metodo universale, ma esiste quello giusto per te.

Due esercizi per iniziare

Ho imparato la mindfulness nel master in meditazione e neuroscienze dell’Università di Udine diretto dal neuroscienziato Franco Fabbro. Si seguono tre semplici passi, per un totale di circa mezz’ora (qui c’è un audio che puoi seguire).

Il primo passo è l’anapanasati: portare l’attenzione al respiro, osservarlo così com’è, senza modificarlo. È l’ancora che riporta la mente al momento presente ogni volta che si perde.

Il secondo è il body scan: spostare gradualmente la consapevolezza attraverso il corpo, dall’alto verso il basso, osservando sensazioni, tensioni, zone di calore o di freddo — senza giudicare nulla.

Il terzo, il più profondo: stare con quello che c’è. Qualunque cosa emerga — un pensiero, un’emozione, un ricordo — la si osserva senza respingerla né inseguirla. Solo presenza. Un esercizio che, fatto con costanza, può davvero trasformare la tua vita.

Cosa ho scelto io?

Il secondo esercizio è apparentemente il più semplice di tutti: sedersi, e basta. Nessuna tecnica, nessun obiettivo, nessuna istruzione. Solo stare lì con sé stessi. È paradossalmente la cosa più difficile — perché siamo abituati a fare, a ottenere, a migliorare. Anche quando meditiamo, spesso vogliamo farlo bene. Qui invece non c’è niente da fare bene. C’è solo da smettere di fare.

Inizia. Il resto viene da sé.

2 Commenti

  1. marina bertocchi

    Condivido con entusiasmo i tuoi consigli. A presto!

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RIVISTA APERIODICA
DI VIAGGI INTERIORI

Ultimi articoli inseriti