Come chiedere agli Angeli: il cervello e il segreto della preghiera

da | Esoterismo, Spiritualità

C’è una domanda che non si fa mai, perché sembra blasfema o ridicola a seconda del proprio grado di scetticismo: gli angeli mangiano? 
La risposta breve è sì. Quella lunga è questo articolo. Spoiler segreto: mangiano grazie alla nostra preghiera!

Condividere con gli spiriti

L’uomo ha sempre vissuto con forze più grandi, impetuose e spaventose, dalle manifestazioni della Natura in tempi preistorici alle ire degli dei, antropomorfizzazione delle forse stesse. E da sempre ha cercato di dialogare con queste esse, essenzialmente perché fossero propizie e non nefaste. La relazione con il mondo degli spiriti di natura è sempre ruotata intorno alla richiesta, e quindi allo scambio, persino al baratto. Non nel senso mercantile e un po’ meschino del termine, ma in quello cosmico. Do ut des. Offro perché mi sia dato. Certo, anche per ringraziare, ma non siamo ipocriti: il più delle volte preghiamo per chiedere. Non è superstizione: è la descrizione di una legge di scambio energetico che permea ogni tradizione spirituale che si sia mai sviluppata sul pianeta, dalle Americhe all’India, dall’Africa alla Mesopotamia. Io ti sono devoto e ti dono pensieri e preghiere, sacrifici e rituali, e tu in cambio mi regali abbondanza e protezione. 

Le offerte classiche agli spiriti e alle entità superiori sono cose belle: fiori, frutti, incenso, stoffe colorate, musica, preghiere cantate. Colori che parlano agli occhi invisibili, profumi che nutrono sfere sottili. E funzionano. Ma esiste un livello superiore.

Esiste la manna.

Che cos’è la Manna 

Nella Bibbia, la manna è la sostanza misteriosa che Dio fa piovere dal cielo per nutrire il popolo di Israele nel deserto. Bianca, dolce, abbondante al mattino, impossibile da conservare oltre il giorno. Una metafora perfetta, a saperla leggere.
Perché la manna non scende dall’alto. Sale dal basso: dal centro esatto di te.
Le tradizioni esoteriche — in particolare quelle di matrice alchemica ed ermetica — descrivono da secoli uno stato particolare di coscienza in cui il praticante produce, letteralmente, una sostanza. Non metaforica. Una sostanza che il corpo genera quando raggiunge un certo grado di coerenza interiore, quando la tempesta dei pensieri si quieta e i due emisferi cerebrali smettono di bisticciare tra loro come fratelli rivali e cominciano finalmente a suonare insieme. All’unisono. Come un’orchestra che trova il direttore. 
Quel momento è la manna.

Le Neuroscienze confermano

Le neuroscienze studiano da decenni la sincronizzazione degli emisferi cerebrali. Quando il cervello destro — quello della visione, dell’intuizione, del simbolo — e il cervello sinistro — quello della logica, della parola, della struttura — operano in simultanea e in coerenza, si producono onde cerebrali particolari, tipicamente nella banda gamma (sopra i 40 Hz), associate agli stati di illuminazione, ai picchi di creatività e — guarda un po’ — alla pratica meditativa profonda dei monaci tibetani. Non a caso.
In quegli stati, il corpo non è solo quieto: è in una condizione biochimica alterata. Cambia la produzione ormonale, si modifica il campo elettromagnetico cardiaco (lo studia meravigliosamente l’HeartMath Institute), e alcune tradizioni — tra cui quella della medicina sacra andina e quella sufi — sostengono che in quei momenti si secerne una sostanza sottile, impercettibile ai nostri strumenti ma percepibile alle entità che vivono nelle sfere superiori. Una sostanza preziosa. Rara. Profumata.
La manna, appunto. Il corrispettivo eterico di quelli che hiamiamo gli ormoni della felicità: endorfine, dopamina, serotonina, ossitocina.
(Se vuoi approfondire come funzionano le emozioni nel cervello e come allenarsi alla sincronizzazione degli emisferi, ho scritto qualcosa qui)

 

Perché gli Angeli desiderano la preghiera

Qui entriamo nel territorio della cosmologia esoterica, dove vi invito a seguirmi con la mente aperta e le scarpe comode.
Le entità superiori — chiamatele angeli, devas, guide, spiriti alleati, fate (sì, anche le fate) — operano su frequenze vibratorie elevate. Si nutrono di coerenza, di bellezza, di luce ordinata. Un fiore è un’offerta gentile: porta colore, fragranza, forma armonica. Ma la manna è un’altra cosa. È coscienza che si è elevata abbastanza da produrre luce propria. È l’offerta di un essere umano che, per un momento, ha cessato di essere frammentato e si è ricordato di essere intero.
Per un’entità angelica, ricevere manna equivale a ricevere il meglio che un essere incarnato possa donare. Non oro, non incenso. Presenza e consapevolezza.
E in cambio? In cambio, c’è gratitudine. C’è grazia. C’è quella strana fortuna che a volte ci cade addosso — la telefonata giusta, la porta aperta, l’intuizione folgorante, l’incontro impossibile — e che i razionalisti chiamano coincidenza e i mistici chiamano col suo nome vero: favore.

Come si produce la Manna: la sintesi della Preghiera

La preghiera tradizionale, nella sua forma più diffusa in Occidente, assomiglia a un bambino che urla nel corridoio di scuola: voglio questo, dammi quello, perché non arriva, hai sentito, ti prego, dai. Non giudico: ci siamo passati tutti. Ma è chiaro che in quello stato di dispersione e di mancanza si produce ben poco di interessante dal punto di vista vibrazionale.
La vera preghiera — quella che nutre — è un’altra cosa. Ha questi ingredienti:
Quiete. Non solo del corpo, ma della mente. Il pensiero non smette di pensare (quello è compito suo), ma si osserva, si lascia andare, si depotenzializza. Il praticante smette di identificarsi con i propri film mentali. (Il confine tra veglia e sogno, tra conscio e inconscio, è uno dei territori più fertili per questa pratica — ne ho parlato qui.)
Centratura. Quel momento in cui si percepisce il proprio centro di gravità, fisico e sottile. In molte tradizioni risiede nel plesso solare, o nel cuore energetico.
Coerenza. I due emisferi, il cuore e la mente, il corpo e lo spirito: tutto tende allo stesso centro. Non è un’acrobazia: è uno stato che si allena, con costanza e con gli strumenti giusti.
Offerta consapevole. Quando si raggiunge quello stato, lo si dedica esplicitamente. Si nomina l’entità a cui ci si rivolge, si formula la richiesta con chiarezza, e poi — questo è il punto cruciale — si lascia andare. Non si trattiene. La manna non si accumula. Come nella Bibbia: non si conserva oltre il giorno. Si offre e si dissolve.

La Collaborazione con il Mondo degli Spiriti

Ciò che emerge da questa pratica non è un rapporto di supplica verso entità onnipotenti e capricciose. È collaborazione. È una relazione adulta, reciproca, fondata sullo scambio. Tu porti la tua parte — la presenza, la coerenza, la bellezza interiore — e loro portano la loro: una visione più ampia, una guida, risorse che dal tuo piano non riesci a vedere né a raggiungere.
È la stessa logica con cui un bravo cuoco ringrazia gli ingredienti mentre cucina, o con cui uno sciamano ringrazia la pianta prima di usarla. Il mondo è vivo. Gli spiriti sono presenti. E aspettano, con una pazienza infinitamente superiore alla nostra, che impariamo a portare qualcosa di buono al tavolo.
Inizia ad allenarti, dunque. A tavola è bello essere in due.

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