Innamoramento, farfalle nello stomaco e i simboli dell’iniziazione spirituale

da | Alchimia spirituale

Proviamoci. Tu non ti sei mai innamorata, io provo a spiegarti le farfalle nello stomaco.

Allora: è come un’ansia, ma bella. Tipo nausea, ma la vuoi. Il cuore fa una cosa strana, e c’è un salto sullo stomaco quando vedi un nome apparire sul telefono.

Ecco, ho appena descritto perfettamente qualcosa che, chi non ha mai provato, non ha capito. Non perché la spiegazione fosse fuorviante, ma perché ho usato parole per indicare una sensazione che le parole, semplicemente, non sono sufficienti a spiegare.

Il problema della conoscenza

Benvenuti nel problema più antico di ogni forma di conoscenza esperienziale: si può indicare, non si può far vivere. Si può far intuire, ma fino a che non la si prova col proprio corpo, con la propria meraviglia, resteranno solo parole.

È la stessa identica situazione in cui si sono dibattuti con frustrazione mistici, alchimisti, gnostici, poeti innamorati e chiunque abbia mai provato a scrivere di dio, di trasformazione, di soglie. [→ link in preparazione: Il Cammino] È come leggere la ricetta di un piatto che mai assaggiato: se ne conoscono gli ingredienti, non il sapore.

“Quinta Essentia” di Leonhart Thurneisser, 1574.

Di Re e Regine, draghi e leoni verdi

Ed ecco perché gli alchimisti usavano Re e Regine, draghi rossi e leoni verdi. Non tanto per nascondere inenarrabili segreti, quanto per cercare di trasferire sensazioni e mappare istruzioni. “Segui i miei passi, ti condurranno dove è l’esperienza“. E che farne quindi di queste immagini alchemiche di vasche ricolme di liquami viscosi in cui avvengono cose? Non serve a nulla cercare di interpretarle. E se dunque il simbolo non va semplicemente interpretato, che cosa bisogna farne?

Frequentarlo: osservarlo, ricordarlo, pensarlo, cercarlo nella vita senza pretendere di esaurirlo in una definizione, perché la conoscenza iniziatica non è informativa. È trasformativa. Non a caso è la stessa vocina interiore, lo stesso Daimon che sussurra verità non dimostrabili ma innegabili.

Il simbolo è un compagno di viaggio, non è una voce di un dizionario (mi scusi René Guénon). Accompagna lungo il cammino finché, un giorno, ci si accorge che ciò che si cercava di capire è diventato qualcosa che finalmente è conosciuto.

Esempio pratico e concreto

Trovi un testo alchemico che parla di un corvo nero: resisti all’impulso di cercare su Google “corvo nero significato”. Fermati. Guardalo. Chiediti che cosa ti trasmette, quali emozioni ti suscita, che cosa ti ricorda. Lascia aperta la domanda.

Poi continua a vivere.

Solitamente, se cerchi di danzare con l’inconscio, l’inconscio danza con te, regalandoti una pletora di sincronicità che ti aiutano a camminare sul Sentiero. Improvvisamente qualcuno ti ricorderà che è il nome di una casata di Harry Potter. Ti parleranno di uccellacci del malaugurio, sentirai dire che è una creatura magica. Ma ti accorgerai anche di un’altra cosa. Un giorno proverai un’emozione improvvisa, cupa, silenziosa, e senza sapere perché ti tornerà in mente proprio quel corvo. Oppure ne incontrerai uno davvero, posato sul ramo di un albero, e per la prima volta non vedrai soltanto un uccello: ne percepirai la maestosità, l’intelligenza, l’aura quasi sacrale. Ti fermerai a guardarlo, e qualcosa dentro di te ti dirà: “Ecco.”

È in quel momento che il simbolo si accende.

E ancora…

Un giorno leggerai “mettere il fuoco sotto l’athanor“: non chiederti subito cosa rappresenti il fuoco. Aspetta il giorno in cui la vita ti costringe a restare dentro una situazione senza poterla evitare né accelerare. Ti sentirai avvampare di impazienza e saprai che non potrai fare nulla se non cercare di contenere quel fuoco senza che ti bruci, senza impazzire, senza fare danni. Allora capirai perché gli alchimisti parlavano di un fuoco continuo da curare. Nessuno te lo avrà spiegato, ma tu lo starai vivendo.

E le farfalle?

Le farfalle nello stomaco arriveranno quando arriveranno. Nel frattempo, possiamo solo continuare a leggere ricette dettagliatissime di un sapore che, per fortuna, prima o poi la vita ci porterà ad assaggiare veramente.

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